“Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet“
Il Senatore Gianpiero D’Alia, con il suo emendamento (pacchetto sicurezza), già approvato Ieri dal senato, ( tra gli altri provvedimenti: l’obbligo di denuncia per i medici dei pazienti che sono immigrati clandestini e la schedatura dei senza tetto è stato introdotto
l’articolo 50bis
Andrebbe ricordato che il reato di apologia e di istigazione a delinquere, è già previsto e punito dal codice penale, quindi chiunque ne venga accusato, viene processato, e se colpevole , condannato.
La prossima settimana , il testo approderà alla Camera e l’articolo è diventato il nr.60 con una scusa sacrosanta (bloccare chi inneggia alla mafia, al terrorismo e alla violenza) si prepara a mettere il bavaglio alla rete. E’ ovvio che il fine ultimo è di limitare la libertà di espressione e di opinione in rete. In pratica, sempre se questo emendamento non verrà ritirato, e quindi approvato definitivamente dalla Camera dei Deputati, se su un blog, social media, ad esempio Youtube o Facebook, ci sono commenti e/o articoli che commettono apologia di reato e istigazione a delinquere, esempio invitare ad non osservare una legge considerata sbagliata, e non vengono rimossi entro 24 ore, il provider è obbligato dalla legge a oscurarli, pena una sanzione da 50 mila a 250 mila euro.
Questo emendamento è incostituzionale, perché va contro l’Articolo 21 della costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione…” Se l’emendamento D’Alia non verrà cancellato e di conseguenza approvato anche in Italia la libertà d’informazione su internet, sarà limitata ai livelli della Cina.
